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Olio extravergine, ricetta nel mirino dei Nas

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Imperia. Mentre proseguono gli accertamenti dei Nas sui traffici di olio smerciato per extravergine da Genova - inchiesta che ha preso il via dopo le analisi del prodotto a quanto pare trasportato da una cisterna diretta a Imperia - dai documenti dei carabinieri Antisofisticazione e Sanità, spunta una 'ricetta' che riguarda alterazioni e miscelazioni di oli. Consegnata in occasione delle giornate olivicole di Lucinasco del 1996 agli 'addetti ai lavori', l'elaborazione, è rimasta 'nel cassetto' sino ai giorni scorsi. Poi, lo scandalo e da qui la ricomparsa. Riguarda l'olio lampante e altri oli di semi che, trasformati nei laboratori, danno origine a un prodotto riconosciuto come olio extravergine d'oliva, ma che non ha nulla che fare con la spremitura del frutto.
«Miscelazione di olio di semi con olio d'oliva, qualificandolo come extravergine» è il titolo della 'formula' allegata al documento. «La miscela - spiegano i carabinieri lanciando un monito tra i produttori - viene ottenuta aggiungendo ogni 10 litri di olio di semi un litro di olio lampante d'oliva. Quest'ultimo, come si sa, non è commestibile (l'olio anticamente utilizzato per i lumi n.d.r.) in quanto supera 4 gradi di acidità oleica. Oppure, si può aggiungere olio cosiddetto 'verdone' (spremitura spinta del seme dell'olivo) che all'olio di semi riesce a conferire colore, sapore e odore simili a quello dell'olio d'oliva».
E prosegue con i profitti che l'operazione di sofisticazione comporta. «Con simili illeciti si arriva a ricavare fino a cinque volte il valore effettivo del prodotto». L'ampio margine di guadagno e i costi di produzione contenutissimi permetterebbero agli operatori disonesti di porre in commercio a pochi euro confezioni da un litro d'olio classificato come 'extravergine'.
«Ma queste sofisticazioni non riguardano e non hanno mai riguardato Imperia» - chiarisce Roberto Cameretti, ispettore dell'Ufficio repressione frodi del ministero delle Politiche Agricole, da pochi mesi in pensione. «Certo che sono possibili le frodi sull'olio d'oliva, perciò va mantenuto sotto stretto controllo il settore - sottolinea l'esperto, addetto alle specifiche ispezioni sulla produzione d'olio in Italia - Ma non credo proprio che simili pratiche riguardino la produzione imperiese. Non ho mai registrato un caso».
La produzione mondiale di olio d'oliva, compreso l'extravergine, è di circa 2,4 milioni di tonnellate. Quella imperiese mediamente è di 3000 tonnellate, di cui almeno il 50 per cento destinato all'autoconsumo.
Nel frattempo ha preso ufficialmente il via il consorzio della Dop che vede coinvolte anche le grandi imprese olearie imperiesi. Cosi pure i frantoiani e i piccoli produttori. «Non so davvero spiegarmi come si riesca a produrre un olio extravergine che in commercio si trova a pochi euro - afferma Dino Abbo di Lucinasco - E non ne voglio neppure sentire parlare di quei prodotti. Io vendo il mio olio extravergine a 15,49 euro al litro. Come me altri produttori raccolgono direttamente dalla pianta. Di lampante o di altro olio, ripeto, non voglio sentirne parlare».

Natalino Famà, 16 Maggio 2002