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Lotta alla mosca tra chimica ed ecologia

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La mosca delle olive, contro la quale viene comunemente impiegato il principio attivo (dimetoato), provoca una perdita di olio per sottrazione di polpa ed incremento della cascola naturale di frutti ed induce uno scadimento qualitativo dell'olio, poiché vengono ad alterarsi i principali parametri chimici e sensoriali di valutazione.
Il tradizionale metodo di lotta chimica a calendario, praticato indipendentemente dalla presenza del parassita nell'oliveto e dall'accertamento dei danni economici da esso realmente causati, è progressivamente evoluto in ecologico, applicato secondo i principi della lotta integrata.

Lotta ecologica

II metodo consiste in una strategia con la quale si tende a mantenere la densità della popolazione di mosca al di sotto della soglia di tolleranza, favorendo i meccanismi di regolazione naturale della specie mediante impiego di tecniche di controllo accettabili dal punto di vista ecologico, tossicologico ed economico. La metodologia 'larvicida' prevede il controllo del livello della popolazione di adulti mediante trappole di cattura seguito, quando questi sono numerosi, dal controllo del livellodi infestazione mediante campionamento delle olive. Solo al superamento della soglia economica di convenienza si consiglia un trattamento con appositi prodotti chimici (es. dimetoato). La metodologia 'adulticida' è ancor più rispettosa per l'ambiente poiché sono previsti interventi fitoiatrici che tendono all'eliminazione degli adulti prima che diano luogo ad una massiccia deposizione di uova. I trattamenti sono eseguiti solo su una parte della chioma con l'impiego di una soluzione contenente insetticida (es. dimetoato) ed attrattivo alimentare esca proteica). Il metodo, pur conservando una elevata efficacia, consente la riduzione di oltre l'80% della quantità di antiparassitario distribuito per ettaro rispetto alla tecnica precedente, ma impone tempestività dal consiglio di intervento ed una scrupolosa applicazione delle indicazioni contenute in etichetta dei prodotti fitosanitari impiegati. Le linee di intervento descritte sono in sintonia con il documento approvato nel 1996 dalla Commissione europea (Ce) dal titolo 'Criteri per la definizione delle norme tecniche di difesa delle colture' e con i Programmi comunitari sul 'Miglioramento della qualità dell'olio di oliva', che hanno prodotto l'intensificazione delle attività relative al monitoraggio del parassita e dell'assistenza tecnica.

Attenzione ai residui

Comunque, pur registrando incoraggianti progressi nella ricerca di mezzi 'alternativi' nella lotta alla mosca delle olive, non risulta ancora possibile prescindere dall'impiego di mezzi chimici che, soprattutto in presenza di trattamenti 'larvicidi', possono risultare responsabili della presenza di indesiderabili residui nel prodotto. Il dimetoato, per la sua elevata efficacia e per il limitato costo, è il fìtofarmaco più utilizzato nella lotta alla mosca delle olive. Il principio attivo ed il suo metabolita di interesse tossicologico (ometoato) sono soggetti al rispetto di un tempo di carenza dopo il trattamento e di un limite massimo della loro presenza nell'olio, così come stabilito dalla normativa Ce. Nel caso specifico del dimetoato e dell'ometoato i tempi di carenza sono, rispettivamente, di 20 e 30 giorni, mentre i limiti massimi ammessi sono di 1,0 e 0,2 ppm. I valori residuali del dimetoato nelle olive trattate con varie dosi di p.a. (30 e 60 g/hl di acqua), per effetto della immediata trasformazione nel suo metabolita, sono risultati comunque a livelli inferiori ai limiti di legge già ad un giorno di distanza dal trattamento. Nell'olio la situazione è favorita dalla insolubilità del principio attivo nel grasso (apolare) per cui, già molto prima dello scadere del tempo di carenza, sono rilevabili valori ampiamente inferiori ai limiti di legge. Al contrario, la solubilità in acqua induce una rilevante presenza del principio attivo nelle acque di vegetazione e nella sansa. Il contenuto di ometoato nelle olive è influenzato dalla velocità di conversione del principio attivo ma, in generale, valori inferiori ai limiti di legge sono rilevabili dopo 10 gg dal trattamento con dose ridotta e dopo 20 gg da quello con dose piena. Nell'olio, l'ometoato è rilevabile solo a livello di tracce per effetto delle sue caratteristiche apolari, più di quelle del suo precursore.

Giorgio Pannelli, 8 Novembre 2002