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Le olive? Non le raccoglieremo.

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FIRENZE — I raccoglitori di olive sono in silenziosa, pericolosa rivolta. Uomini e donne di mezza età, quasi tutti operai pensionati, abituati a sfidare pioggia e gelo per pettinare con il rastrello i quindici milioni di piante sparse nell'agro olivicolo toscano, sono agitati, addolorati, e molti addirittura decidono di non andare al lavoro. Il perché è presto detto. I raccoglitori usano ricevere il compenso in olio. Se tutto va bene, possono raccogliere fra gli 80 e i 100 chili in un giorno, e il 6,5% o del raccolto frutta 5 chili di olio che, se vergine ed extraflno, corrisponde sul mercato a 38 euro, più o meno. Ma se la pianta da pochi frutti, o li da toccati dagli insetti, quindi meno buoni, il gioco non vale la candela, il compenso risulta scarso.
E così quest'anno su migliala di olivi, i frutti — belli e meno belli — resteranno abbandonati. In Toscana si userebbe festeggiare l'olio appena uscito dal frantoio con il pranzo della «fettunta», che vede al centro delle tavole 11 pane arrostito, strofinato con aglio, inzuppato nel liquido verdastro e amarognolo. Ebbene: queste settimane vedono un preoccupante diradarsi delle teste, poche «fettunta», almeno quelle organizzate in privato, nelle aziende agricole e nelle famiglie.
La fortuna del raccolti effettuati più presto che in passato per il protrarsi di un pericoloso tepore autunnale, può essere descritta in una mappa variopinta. In certi posti tutto appare normale; in altre zone il raccolto è in corso tra polemiche e batticuori. Sulle colline più alte, nella zona di Reggello, come a Pomino o Dicomano, è andata benissimo, gli alberi carichi hanno dato olive sane, ma in altre zone alte, come certe colline del Chianti, tra Siena e Arezzo, per esempio in val d'Ambra, di fronte a dieci poderi che hanno visto azzerare il raccolto per la rovinosa grandine di settembre, altri dieci confinanti sono indenni. Nel Chianti alto tutto bene, nella Bassa medolese molti problemi. Peggio è andata verso il mare. Qui la rovinosa mosca olearia è stata nutrita dai caldi venti autunnali, e in molti oliveti l'olio risulta poco, meno buono, scipito, non fruttato. Talvolta il trattamento antiparassitario può risentirsi nel sapore.
E la Toscana è tra le regioni più fortunate. La sua produzione di olio (anche se meno soddisfacente del solito per i parametri di acidità e perossidi) sarebbe, con ventimila tonnellate, addirittura in crescita del 10%, mentre tutta l'Italia andrebbe in rosso addirittura dell'11,5%, con 509 mila tonnellate.
Ci sono, comunque, altre regioni per le quali si prevede un raccolto in aumento: la Liguria che raddoppierebbe la produzione, la Sicilia , la Campania, l'Abruzzo, l'Umbria. Al contrario, gli splendidi oliveti della Puglia produrranno il 25% in meno. E in calo sono anche Calabria, Molise, Basilicata, Sardegna, Marche e Lazio.
Queste le previsioni, incerte perché il raccolto non è finito e anche perché fatte con metodi diversi. Ne esce, comunque, un territorio nazionale variegato, a toppe di Arlecchino per qualità e quantità.

Wanda Lattes, 1 Dicembre 2002