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Olio d'oliva, i primi della classe

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Nella 'Guida agli extravergini', Liguria con 21 produttori d'eccellenza.

Venti produttori d'eccellenza più uno che ha fatto l'en plein aggiudicandosi il massimo dei voti in varie categorie. Questo è il bilancio ligure che appare sull'ultima edizione 2004-2005 della Guida agli extravergini editore Slow Food (13 euro), da pochi giorni in libreria. L'attenta indagine prende in considerazione ben 530 aziende italiane e 700 oli extravergini.......
Da una disamina delle motivazioni legate al nostro territorio emerge che, pur essendo le piante distribuite fino ad altezze che raggiungono i 900 metri, l'olivicultura viene praticata nel 35/40 per cento degli appezzamenti esistenti. Gli altri sono in stato di abbandono. Un segnale che dovrebbe far riflettere, quello lanciato dagli esperti di Slow Food che ribadiscono peraltro come l'olio ligure nella cultivar Taggiasca goda del favore del mercato.
L'analisi considera il problema della frammentazione delle proprietà, della difficoltà di poterle raggiungere con sistemi meccanici esposte come sono a fasce, della lentezza dell'ammodernamento degli impianti e quindi l'inevitabile alto costo unitario. Rimane interessante l'acquisto nelle aziende agricole presso le quali, nel tempo, si è creato un rapporto fiduciario ma, sicuramente, le cose volgeranno al meglio quando verrà varato l'obbligo di dichiarare l'origine in etichetta........
Il riconoscimento di Una Oliva è stato assegnato a: Anfossi di Albenga; Renato Abolani di Apricale; Roberto Rota di Camporosso; Rocca di San Nicolao di Chiusanico; Giobatta Mandino Cane di Dolceacqua; Delicatezze della Riviera di Sanremo; Lucchi e Guastalli di Santo Stefano Magra; Frantoio Bo di Sestri Levante; Giacomo Zerbone di Testico; Gocce d'Olio di Villa Faraldi.
Da un raffronto fatto leggendo la Guida agli extravergini di Slow Food emerge come, nonostante tutte le negatività stagionali, la Taggiasca sia un'oliva che, oltre ad essere utilizzata con successo come ingrediente in cucina, offre caratteristiche di produzione di un olio con tipicità territoriali uniche. Si tratta di un frutto che, date le dimensioni, ha una resa decisamente minore rispetto ad altre qualità italiane ma che orgogliosamente rappresenta la Liguria. La raccolta anticipata, poi, per valorizzare i profumi e i sapori dell'olio inevitabilmente porta ad un ulteriore calo quantitativo.
Certo il territorio, impervio e quindi di difficile accesso a mezzi meccanici, fa lievitare notevolmente i costi di produzione ma, considerando che oggi l'extravergine ligure monocultivar è un prodotto di nicchia, secondo gli esperti non dovrebbe avere problemi di commercializzazione. Occorre però stimolare, anche con interventi di politica agricola regionale, il recupero di quel 60% di ulivi che vanno potati, curati e seguiti nel corso dell'anno.
L'abbandono e la trascuratezza possono essere fonte di problemi per insediamenti di insetti, parassiti e funghi che implicano trattamenti più drastici anche nelle zone limitrofe dove è praticata l'olivicoltura. Certamente, se arriverà il tanto atteso obbligo della dichiarazione di origine, tante dubbie realtà italiane verranno a galla e quindi l'immagine Liguria non potrà che trarne beneficio. Dopo gli interventi sulla viticoltura sulla floricoltura sarebbe ora il momento di dedicare maggiore impegno, soprattutto finanziario da parte dell'ente regionale, per incentivare una produzione di qualità che tanti ci invidiano.

Carlo Revello - Il Giornale, 03 Maggio 2005