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Alla Ue non piace l'olio - Bruxelles boccia la legge italiana sul Dop

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GENOVA – Per l'Unione europea è illegale obbligare, in etichetta, di specificare il paese di origine delle olive utilizzate per fare olio.
Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto l'altra sera sull'intera produzione nazionale e, in particolare, sulla Liguria.
Così la Corte di giustizia europea ha giudicato illegale la legge italiana, la normativa che obbliga a specificare sull'etichetta delle confezioni di olio e di extra vergine d'oliva, il luogo di produzione delle olive.
“E' l'ennesima bastonata che l'olivicoltura italiana e ligure prende in poco tempo. Già l'anno scorso Bruxelles emise un dispositivo con il quale dava il via libera a qualsiasi importazione di olive. Un danno immenso per il quale l'Ue si era limitata a dire che una volta prodotto l'olio può essere considerato italiano”.
Il primo a scendere in campo per difendere la produzione locale e ligure è Franco Pallia, ex segretario generale della Cisl provinciale di Imperia e attuale presidente del Centro di sviluppo socio-economico della Riviera dei Fiori.
Con lui il presidente delle “Città dell'olio” e presidente della Confocommercio ligure, Enrico Lupi, che ieri ha sottolineato: “Non conosciamo ancora il dispositivo nei particolari. E' certo che occorre intervenire su tutta la problematica anche perché Bruxelles deve ricordarsi che esistono già zone protette. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. La dop, la denominazione di origine protetta di alcune produzioni di olio extra vergine di oliva, non si tocca. La normativa deve essere salvaguardata come l'intera produzione ligure”.
“Prende tempo, invece, l'assessore regionale all'agricoltura, l'imperiese Franco Amoretti che dice: “Ho saputo venerdì sera della decisione presa dalla Corte di giustizia europea. Ho letto il comunicato, ma non ho ancora preso iniziative. Voglio conoscere meglio l'intero contenuto. Per lunedì sarò in grado di fare dichiarazioni ufficiali”.
Ma il polso della situazione, nella sua completezza , lo ha Pallia che ritiene il provvedimento sull'etichettatura come una vera bastonata, tanto forte da andare ad incidere in maniera ulteriormente negativa sulla prossima campagna olearia.
“ La liberalizzazione dell'importazione e la non dicitura della provenienza in etichetta sarà l'ulteriore danno all'eccezionalità della produzione. Potrebbe accadere come due anni fa, almeno per quanto riguarda l'Imperiese e buona parte della Liguria, in cui la produzione fu di 50 mila quintali d'olio.
Le olive prodotte sul nostro territorio vennero pagate da un massimo di 30 mila lire a un minimo di 13 mila lire alla “quarta”, unità di misura che equivale a 12,5 chilogrammi”.
Franco Pallia, che tra l'altro è uno dei massimi esperti di olivicoltura a livello franco-italiano, aggiunge: “La bastonata sulle olive è documentabile già subito. Il produttore imperiose, ad esempio, per ottenere un chilo di olio deve spendere circa 8 mila e 200 lire, cifra che scaturisce dall'aratura del terreno alla potatura delle piante, dalla concimazione all'irrigazione, dalla lotta alla mosca olearia alla raccolta, al trasporto delle olive alla frangitura. Il frantoio , per una “quarta”, chiede almeno 3mila lire. Mettiamoci anche il fatto che i grandi produttori andranno ora a prendere le olive fuori territorio e il gioco è fatto. Ecco come si crea ulteriormente la crisi di un settore di qualità”.
E Pullia scende per l'ennesima volta in campo chiedendo, al posto delle parole, fatti:”L'assessore all'agricoltura della Regione deve convocare, a tamburo battente, industriali, piccoli produttori di olio e olivicoltori oltre a sindaci e presidenti di Provincia. Non possiamo stare a guardare o attendere la manna dal cielo. La decisione della Corte di giustizia europea danneggia la Liguria che da anni si batte per proteggere e rivalutare le sue “cultivar” con l'ulivo taggiasco in testa”.

Daniele La Corte - Il Secolo XIX, 01 Ottobre 2000