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Tanti dubbi sull'ampolla fuorilegge

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ROMA - L'ampolla della discordia. A tre mesi dall'entrata in vigore il divieto (fissato dall'articolo 4 della legge I I marzo 2001, n. 81 entrata in vigore con il decreto legge 10 gennaio 2006, n. 2) di utilizzare nei ristoranti dei contenitori anonimi per l'olio d'oliva servito al tavolo, continua a far discutere. Tanti sono stati i quesiti rivolti da parte degli operatori al ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, sulle modalità applicative della norma. Chiarimenti chiesti per evitare di incappare nella sanzione (prevista dalla stessa legge n. 81) e fissata in mille euro. Talmente tanti sono stati i quesiti che il Mipaaf ha provveduto a diramare una circolare esplicativa. Circolare che dovrebbe servire a fugare alcuni dubbi sollevati da parte degli operatori.
Le incertezze applicative riguardano diversi aspetti. Si va infatti dalla tipologia dei contenitori che è possibile utilizzare, alle regole da rispettare in materia di corretta etichettatura fino alla tipologia di chiusura che lo stesso contenitore deve recare.Per quanto riguarda gli obblighi di etichettatura la circolare ad esempio chiarisce che 'la norma obbliga all'utilizzo di contenitori etichettati conformemente alla legislazione vigente. Ciò esclude la possibilità di utilizzare le cosiddette 'oliere' o altri contenitori riempiti direttamente dall'esercente, sia pure muniti delle indicazioni fornite dal produttore'.
'Questo chiarimento - spiegano al Mipaaf - è dettato dal fatto che alcuni operatori hanno provveduto ad apporre delle etichette adesive sui contenitori solitamente utilizzati ai tavoli che riportavano alcune indicazioni fondamentali sull'olio contenuto nell'ampolla. Con la circolare il ministero ha quindi provveduto a chiarire che non basta integrare l'ampolla anonima con delle indicazioni sommarie ma che l'olio deve essere servito al tavolo con bottiglie etichettate a norma di legge. Si tratta di due modalità molto diverse'.
Le altre incertezze riguardano poi l'aspetto della chiusura. La legge, facendo riferimento alle regole previste dal regolamento Ue 1019 richiede che i contenitori utilizzati siano ermeticamente chiusi con un sistema che perde la propria integrità alla prima utilizzazione. Da parte degli operatori è stato infatti sottolineato come nel caso di bottiglie di 50 o 75 centilitri, tale sistema di chiusura non impedisce che la bottiglia stessa, non esaurita in un'unica utilizzazione, possa essere successivamente riempita o integrata con altro prodotto.
Per fugare ogni dubbio la soluzione ideale sarebbe quella di proporre ai clienti dei ristoranti bottiglie 'monodose'. Ma tale eventualità, aperta ai produttori di altri Paesi, è impedita in Italia da una norma che risale al 1992. La legge n. 109 del 1992 infatti (norma che risale ai tempi dell'aiuto al consumo) impedisce che l'olio d'oliva possa essere confezionato in recipienti di capacità inferiore ai 100 millilitri. La necessità di intervenire per modificare tale norma e consentire così anche ai produttori italiani di confezionare olio d'oliva con bottiglie monodose ideali per conciliare il divieto di utilizzare ampolle anonime con le necessità della ristorazione è stato più volte sottolineata. Tuttavia il proposito è rimasto finora sulla carta. La proposta di ridurre tale limite a 50 millilitri è definita nella prossima legge Comunitaria che dovrebbe essere varata dal Parlamento entro il mese di luglio.
'Va ricordato che la norma è nata per garantire una maggiore tutela al consumatore e una corretta informazione - spiegano ancora al Mipaaf-.
Siamo convinti che il consumatore sarà infatti messo in condizione di scegliere. Come sottolineato di recente anche dalle organizzazioni agricole, i clienti dei ristoranti potranno decidere se utilizzare l'olio d'oliva al tavolo e quindi affrontare costi maggiori, oppure scegliere di far condire il piatto d'insalata in cucina e quindi non sottostare ai maggiori costi legati all'uso della bottiglia al tavolo'.
Ma al di là delle modalità applicative a tre mesi dall'entrata in vigore del provvedimento non mancano le critiche nel merito. 'È stato un errore - spiegano in Confagricoltura - prevedere il divieto di utilizzare contenitori anonimi per l''olio d'oliva'. Tale formulazione infatti, a rigore di norma, non impedirebbe al ristoratore di presentare l'olio extravergine in ampolle anonime e senza etichetta. Un comportamento paradossale che si farebbe fatica a sanzionare'.

Giorgio dell'Orefice - Agrisole, 20 Luglio 2006