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Olio, produzione modesta ma la qualità si è salvata

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LA QUANTITA' è quella che è, la qualità per fortuna s'è salvata. Almeno in gran parte, perché l'autunno scorso il tempo ha fatto per così dire le bizze, il clima è rimasto particolarmente caldo e la temutissima mosca olearia, flagello delle nostre colture, s'è scatenata. Per gli uliveti che non sono stati sottoposti a tempo debito al trattamento antiparassitario è stata una mazzata notevole. Ma non tale da compromettere il raccolto di una delle lande italiane dove l'olio è di qualità eccellente.
E infatti sono già partiti i primi campioni del prodotto per le giurie dei premi più significativi del'Europa, che in buona sostanza sono i premi più significativi del mondo se si fa eccezione - ma guarda un po'- per il Giappone. «Siamo riusciti a mettere in casa quanto ci serve per soddisfare i nostri clienti anche perché dopo ottobre la lotta al parassita ha dato i suoi frutti - spiega Carlo Bo, dell'omonimo frantoio di via della Chiusa, a Sestri Levante, dove si produce un olio pluridecorato in cinque continenti - E' più fruttato ma più intenso rispetto agli anni passati, con aromi di carciofo e prato appena tagliato, un sapore di erba fresca per il quale dobbiamo ringraziare la tempestività della raccolta delle olive». «Sono frutti più giovani, ma se avessimo aspettato una maggior maturazione il risultato sarebbe stato più dolce ma si sarebbe conservato meno».
«Sotto il punto di vista qualitativo abbiamo ottenuto ottimi risultati, sotto quello quantitativo l'annata è stata meno che modesta - conferma Giancarlo 'Gian' Guasco, presidente della cooperativa La Lavagnina - L'anomalia della stagione estiva/autunnale e l'imprevedibilità degli attacchi della mosca hanno costretto a una raccolta veloce per non correre il rischio di trovare olive dalle quali ricavare un prodotto inaccettabile. Chi ha fatto il trattamento antiparassitario in tempo s'è salvato, ma non sono pochi, anzi la maggior parte dei trecento grandi e piccoli olivicoltori che si rivolgono al nostro frantoio all'inizio della strada per Santa Giulia».«Dalle nostre parti, e parliamo di una vasta zona che non comprende solo la val Fontanabuona, l'andamento s'è rivelato a macchia di leopardo, c'è chi aveva molto raccolto, c'è chi ne aveva molto meno - conclude Roberto Sai, responsabile della cooperativa San Colombano - L'attacco del parassita, tempestivo come raramente era successo, ha spiazzato molti dei nostri trecento produttori. Tutto è dipeso dall'attenzione e dalla tempistica della raccolta».
Per dirla in poche parole - conclude Guasco - si può parlare di un'annata discreta ma certamente non eccezionale».

Giacomo Ferrera, 05 Febbraio 2007