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Etichettatura dell'Olio di Oliva: nuovi adempimenti per maggiori garanzie?

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L'entrata in vigore del decreto del MI.P.A.A.F. 9 ottobre 2007, e della relativa circolare interpretativa, impongono nuovi e più stringenti oneri di etichettatura a coloro che intendono commercializzare olio di oliva vergine ed extravergine sul territorio italiano. E per il prodotto importato da altri Stati membri?

Numerose sono le notizie di cronaca che in questo periodo hanno colpito il comparto oleario, pronte e decise sono state le risposte istituzionali, infatti, se da un lato i NAS hanno attivato una serie di operazioni che hanno sventato un commercio illecito e fraudolento di prodotti venduti con la denominazione «olio di oliva» ma che in realtà non ne possedevano proprietà, caratteristiche e origine, dall'altro, MIPAAF e ICQ, hanno diramato una Circolare recante chiarimenti in merito alle recenti novità in materia etichettatura degli oli vergini ed extravergini di oliva al chiaro scopo di scongiurare i sempre più ricorrenti fenomeni di contraffazione e frodi in tale settore.

Si ricorderà, infatti, che nei primi giorni dell'anno è entrato in vigore il decreto ministeriale 9 ottobre 2007 che ha reso obbligatoria l'indicazione in etichetta dello Stato membro o del Paese terzo corrispondente alla zona geografica nella quale le olive sono state raccolte e dove è situato il frantoio in cui è stato estratto l'olio.Sulla base dei chiarimenti forniti da MI.P.A.A.F. e I.C.Q. con Circolare 3369 del 01.04.2008, per quel che concerne le modalità di indicazione dell'origine in etichetta sono distinte 3 ipotesi in ragione del luogo in cui le olive sono state raccolte e della dislocazione territoriale del frantoio:

a) olio proveniente da olive coltivate in un unico Stato nel quale è anche situato il frantoio di estrazione (es. Italia): «Olio estratto in Italia da olive coltivate in Italia»;
b) olio proveniente da olive coltivate in Stati diversi (es. Spagna, Grecia e Italia) ed estratto in un unico Stato (es. Italia): «Olio estratto in Italia da olive coltivate in Spagna, Grecia e Italia» (in ordine decrescente di quantità);
c) tagli di oli estratti in Stati diversi (es. Italia e Spagna) da olive coltivate in Stati diversi (es. Italia, Spagna e Grecia): «Olio ottenuto da tagli di oli estratti in Italia e Spagna da olive coltivate in Italia Spagna e Grecia» (in ordine decrescente di quantità).

E' precisato che le etichette degli oli DOP e IGP non possono recare indicazioni diverse o aggiuntive rispetto a quanto previsto nei relativi Disciplinari di produzione.La circolare si occupa inoltre della questione concernente lo smaltimento delle scorte in quanto l'art. 5 del D.M. 9 ottobre 2007 stabilisce che gli oli etichettati prima del 17.01.2008, data di entrata in vigore del Decreto stesso, privi delle nuove indicazioni obbligatorie, possono essere commercializzati fino al 16 luglio 2009.Al fine di consentire lo smaltimento degli imballaggi ancora presenti presso gli stabilimenti di confezionamento senza imporre ulteriori e gravosi oneri per le aziende, con il suddetto provvedimento è stato dichiarato esplicitamente ammissibile, ai fini del controllo, l'utilizzo dei vecchi contenitori sui quali può essere apposta un'etichetta adesiva non rimovibile dalla confezione, riportante l'indicazione obbligatoria dell'origine.

La circolare evidenzia che la violazione dei precetti sanciti dagli artt. 1 e 2 del D.M. 9 ottobre 2007, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria stabilita dall'art. 18, comma 2, del D. Lvo. 109/1992, nella misura da € 1.600,00 a € 9.500,00.Si tenga presente che la suddetta normativa italiana crea non poche perplessità circa i rapporti con la normativa comunitaria sul tema.Si deve notare, infatti, che la materia concernente l'olio di oliva è armonizzata a livello comunitario attraverso il Reg. Ce 1019/2002 che, in relazione alla indicazione dell'origine, all'art. 4 la qualifica come menzione facoltativa disponendo che «la designazione dell'origine può figurare sull'etichetta unicamente per l'olio extra vergine d'oliva e per l'olio di oliva vergine ...».

È evidente la discrasia tra i contenuti dei due provvedimenti normativi e si osserva che la presenza nell'ordinamento italiano di una normativa incompatibile con una disposizione comunitaria immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri, è sempre foriera di possibili dubbi di legittimità alla luce della preminenza del diritto comunitario su quello interno, e destinata spesso a sfociare in un «braccio di ferro» tra le Istituzioni comunitarie e Paesi, come l'Italia, a volte accusati di eccessivo protezionismo agroalimentare.

Il legislatore italiano, infatti, sebbene all'art. 6 del D.M. 9 ottobre 2007 rubricato «mutuo riconoscimento» ribadisce un noto corollario del diritto comunitario chiarendo che i prodotti legalmente fabbricati o commercializzati negli altri Stati dell'Unione possono essere commercializzati nel territorio italiano, nello stesso articolo sottolinea d'altro canto che - in attuazione dei principi di cui alla direttiva 2000/13/CE (trasfusa in Italia nel D.Lvo 109/92) concernente l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari - l'indicazione dell'origine in etichetta è obbligatoria nel caso in cui la sua omissione sia suscettibile di indurre in errore il consumatore in ordine all'origine o alla provenienza effettiva degli stessi prodotti.Prevedibile la reazione della Commissione europea, vigile sull'osservanza del divieto di imporre oneri nazionali che si traducano in un ostacolo alla libera circolazione delle merci all'interno dell'U.E., la quale non ha accolto con favore l'iniziativa italiana di rendere obbligatoria una indicazione di etichettatura facoltativa per l'ordinamento comunitario, tanto che nei confronti del nostro Paese è stata aperta sul punto una procedura di infrazione.

AVVOCATOGAETANOFORTE.it - http://legislazionealimentare.newsfood.com, 08 Maggio 2008